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Il girasole ribelle



-Un giorno, dopo tanto ruotare su se stesso, un girasole, oramai grande e tondo, rifletté sulla propria condizione. Si stupì anche del fatto che riuscisse a pensare, ma ci mise proprio poco ad abituarsi. Si chiese cosa ci stesse a fare nel girare attorno a se stesso, guardando il sole; poi la sera a viso in giù e rivolto verso oriente, lo attendeva per l’intera notte.

Iniziò a notare che stava perdendo i suoi meravigliosi petali; poco gli importava che i propri semini si sarebbero sparsi in tanti posti e avrebbero consentito di lasciare nascere altri fiori a lui simili.

Insomma, aveva capito che la sua vita, se non avesse preso una svolta radicale sarebbe stata inutile.

Si guardò attorno e non vedeva oltre l’orizzonte. Non concepiva cosa potesse significare “muoversi”. Quell’orizzonte a trecentosessanta gradi iniziò a stargli stretto. Da un versante monti verdi, dall’altro pianura e case diroccate. Questo è tutto il mondo possibile si chiese?

No, non ne posso più, voglio andare oltre”.

Detto fatto. Con sforzo notevole si tirò da un lato e sradicò le proprie radici, così fonte di vita, ma anche di limitazione.

Miracolosamente si accorse che riusciva a muoversi, ad andare oltre l’orizzonte. Questo lo rallegrò molto.

Finalmente potrò percorrere strade nuove; incontrare differenti esseri e capire qualcosa in più di questo strano mondo”.

Egli era abituato a guardare il sole che non gli impediva con la propria fornace di fissarlo negli occhi.

Si avviò tentennando per la stradina che aveva sempre visto da quando era sbocciato. Dopo il trascinamento iniziale divenne sempre meno zoppicante. Superò la prima curva e l’orizzonte divenne più lontano. Iniziò a credere che di là da ogni curva ci potessero essere orizzonti diversi; montagne differenti, e altro ancora. Cosi, incurante della precaria condizione, ma col cuore sereno, percorse tutta quella strada che scendeva verso valle. Quando ancora mancava un buon tratto di essa, vide uno scenario insolito; capi in seguito che si trattava di un paese; uno strano agglomerato di pietre ordinate e con tanti ingressi. Si soffermò a guardare meglio e si rese conto che vi stazionavano quegli strani esseri che vedeva passare quando ancora era radicato. Quelli si muovevano in modo disinvolto, mentre il suo claudicante muovesi era sospinto esclusivamente da una forza interiore che chiameremo volontà. Pensò che costoro, essendo da sempre liberi di girare e di pensare, potessero contribuire ad erudirlo un poco su cosa ci fosse su questo strano mondo.

Per intrinseca curiosità volle intrufolarsi in quei labirinti che gli sembravano inutili e strani… Delle grida sempre più accentuate ne orientavano le scelte circa la direzione da prendere. Si ritrovò in un luogo strano; uno spazio abbastanza largo circondato da case. Qui diversi esseri bipedi litigavano ad alta voce e qualcuno lasciava volare anche qualcosa di diverso dalle parole: schiaffi e calci oramai non si contavano.

Cercò di non farsi notare, ma non ci riuscì!

Sbigottiti alcuni bipedi, gli andarono incontro e gli chiesero come fosse possibile che un fiore potesse camminare.

Il girasole, oramai abituato all’impossibile, rispose loro semplicemente: “Con la volontà”

Non capirono cosa volesse dire, ma avendolo scambiato per un essere divino, gli si avvicinarono e guardandolo nei semi gli chiesero: “signor girasole, tu che hai sempre guardato sua maestà Sole negli occhi, possibilità a noi preclusa e che sicuramente saprai pervenire ad una soluzione equa per qualsiasi questione, vorremmo da te un parere ….. “ Gli parve cosi strano che costoro volessero da lui un parere … Cosa ne poteva sapere di questioni umani o d’altre storie, lui che solo da qualche ora aveva deciso di distogliere lo sguardo dal sole e avviarsi verso mete ignote?

Comunque, pensò, forse la differente natura potrà essere utile per attenuare quel caos che gli si paventava d’innanzi …

Non so quanto potrò esservi utile”, rispose il girasole, “ma farò del mio meglio per capire e opinare”.

Noi siamo sempre vissuti qui in questa valle”, iniziò a dire un bipede corpulento e dalla barbuta faccia non cattiva, “Abbiamo lavorato i campi, abbiamo creduto ad un essere superiore che guardava il nostro operato” ; “ il nostro passato è stato caratterizzato da scontri cruenti di ogni genere; tanti nostri antenati sono morti affinché si pervenisse ad un equilibrio; ad una situazione che chiamiamo di libertà e democrazia”.

Ora tutto questo modo di vivere viene messo in grande difficoltà; pervengono da ogni parte di mondo tanti esseri umani come noi, ma che hanno altre abitudini". Loro dicono di scappare da una situazione di guerra; di disagio economico; di sofferenza” “Nel passato ne abbiamo accolti tanti e credevamo di fare un bene, ma ora sono veramente tanti” .

Costoro non s’integrano; non cercano di capire quali sono i nostri valori, dove sono poste le nostre speranze, quali sono i nostri sogni”. “Pretendono che noi si creda al loro Dio e ce lo fanno capire in ogni modo, non esclusi quelli cruenti” . “Non ne possiamo più” . “Inoltre il lavoro manca anche per noi, come possiamo offrire loro opportunità di questo genere?” “Qualcuno ci ha chiamati Razzisti; sono andato a vedere cosa significasse e ho capito che è il credere che possa esistere una razza umana superiore ad un’altra”. “Questo non è vero, perché nessuno è cosi stupido da pensare in questo modo .. ; è vero che i nazisti, nonostante non provenissero da Paesi ignoranti, lo credessero, ma per noi è assurdo”. La nostra posizione è oggettiva .. Chiunque basta che sfogli un trattato di psicologia si rende conto di quanto difficile sia sradicare certi convincimenti e lo stanno dimostrando un’infinità di esempi crudeli che ci pervengono da tutto il mondo. Te li racconterò, caro girasole, affinché tu possa meglio renderti conto di quello che sto dicendo. “

Il girasole rimase a fissarlo, ma il suo pensiero non si soffermò nel dettaglio di quanto gli veniva riferito, ma paragonò istintivamente la vita di quegli strani esseri con quella dei girasoli … La sopravvivenza dei suoi simili era garantita da quelle centinaia di semini che gli uccelli e il vento spandevano distante. Molti di questi venivano mangiati, altri si perdevano in zone brulle, solo alcuni cadevano su suolo fertile e germogliavano. Non saprebbe quanti fossero pervenuti alla potenzialità di sradicarsi e andare dove era precluso a tutti …..

Ancora assorto nelle proprie riflessioni che riguardavano in particolare la propria natura e quella degli strani esseri a lui d’innanzi, udì un forte rumore; una femmina bipede adirata aveva sbattuto con forza l’uscio della sua casa e si era diretto verso il girasole e agli uomini che lo circondavano …..

La donna, corpulenta ma agile e motivata, aveva una bel viso, ancora poco marchiato dalle rughe. I capelli intrecciati a “tuppo” di colore d’orato e bianco e due occhioni sincere e onesti. Vestiva un’abbondante tuta azzurra con tanto di grembiule verde sul quale erano evidenti due tasconi bianchi e pieni di qualcosa che non si riusciva a capire, ma che muoveva con una mano, quasi a volerlo proteggere.

La mano destra, invece, gesticolava per rafforzare quello che iniziò a proferire ad alta voce …

Ho ascoltato tutto quello che ha detto questo personaggio che tra l’altro è mio marito; ero dietro la finestra e non credevo che potesse giungere a tanto.” L’espressione della donna diveniva sempre più tesa ed estasiata, quasi come se il proprio dire fosse un transito d’intercessione da chissà quale fonte. “Mi chiamo Maria e voglio essere la portavoce di coloro che la pensano come me ..”

Il girasole, il quale nella sua vita aveva conosciuto solo solitudine e meditazione, iniziò ad abituarsi e a capire quello schiamazzo prodotta dai bipedi, femmine e maschi. Rendendosi conto che a nulla avrebbero portato i litigi cui stava assistendo, comprese che la prima cosa da fare sarebbe stata quella di creare un dialogo quieto; convinto che nulla di quanto sbraitato potesse detenere valenza assoluta … Comprese che la sua figura era stata in qualche modo mitizzata dai presenti, anche se non capiva il perché, ma approfittò di tale carisma per invitare tutti a tacere, poiché solo un dialogo pacato potesse pervenire ad una qualche soluzione, ammesso che ci potesse essere.

Prego signora, venga qua vicino a me; non c’è più bisogno che lei urli, oramai vi è sufficiente silenzio affinché tutti possiamo capire le sue parole”.

La signora accolse l’invito del girasole e si acquietò dicendo:

sig. girasole, oramai è guerra persa, è vero quanto ha detto mio marito circa i nostri sacrifici, le nostre usanze, ma ora vi è uno stravolgimento biblico che sta accadendo in tutta Europa e nel mondo". "Sono crollati quei riferimenti ideologici che tenevano in miracoloso equilibrio i popoli, ed ora questi sono allo sbando più completo”.

Mi scusi signora Maria”, intervenne il girasole, “vorrei mi spiegassi qualcosa di tali riferimenti ideologici, sa, io ho avuto solo il sole finora come riferimento". Io lo guardavo insistentemente, ma lui non mi rispondeva, ma dentro di me era come se ricevessi delle risposte … Ora non le saprei dire se è stato un modo diverso di comunicare, o è qualcosa che è sorto nell’ambito delle mie elucubrazioni o meno. L’ascolterò con molto interesse”

La signora un pochino dubbiosa di quanto aveva udito dal fiore, iniziò il suo monologo:

Le storie tra gli uomini recenti o relativamente tali, sono state una sorta di guerra tra buoni e cattivi, ma non si è mai capito chi fossero gli uni e gli altri. Un certo Marx pensò che non sia possibile possedere un bene materiale come terreni o altro, poiché questi devono essere un bene comune a tutti gli abitanti. La gente deve lavorare e vivere nel convincimento che il proprio comportamento debba servire all’intera comunità. "Il più debole deve essere aiutato, affinché tutti sopravvivano nel miglior dei modi”.

Mi sembra una buona impostazione ideologica” disse il girasole . “ Ma vada avanti la prego”

La signora, intimamente compiaciuta che quanto stesse dicendo era preso in considerazione e nonostante non si stesse urlando, prosegui ..

Si, è vero, sulla carta sembravano essere ottimi propositi, ma non si è tenuto conto della natura ancestrale della nostra razza". Noi siamo intimamente cattivi, inaffidabili e opportunisti. Infatti, in tutti gli Stati dove hanno tentato di creare le condizioni affinché si potesse vivere con tali riferimenti, vi è stato totale fallimento. Al potere, dopo rivoluzioni cruente e sbandierando slogan già distanti da quanto volesse intendere il filosofo in questione, s’insidiavano i peggiori appartenenti a questa misera razza. Hanno portato i popoli alla fame, alla perdita di ogni speranza, e spesso alla perdita della propria vita …. La gente si è ridotta ad un vegetale …. La cosa assurda è che, dopo tanto dramma, ancora vi siano dei nostalgici; chissà per cosa …. Poi.”

IL SILENZIO DELLA FOLLA

Un silenzio assordante calò sulla piazzetta del paese. Tutti dialogavano con la propria coscienza. Gli uomini e le donne si scambiavano occhiate dalle quali scaturiva un dire ben più profondo del classico proferire delle parole. Era palpabile lo sconforto e l’incertezza. Diffuso lo sgomento, nell’apprendere che quanto avessero pensato fino a quel momento non detenesse più alcun valore. Erano tutti rivolti verso il girasole e da questo si aspettavano una versione esaustiva; un riferimento verso cui ognuno potesse puntare il proprio senno, il desiderio d’esistere ancora ….

Il grande fiore roteò il capo verso il sole e sembrava attendere da questo un messaggio che forse arrivò o forse no; rimarrà un mistero celato nella profondità del conoscere del girasole. V’è di vero che dopo qualche minuto si voltò verso la folla ma non la guardava negli occhi, non ne aveva necessità. Dentro di se era incerto; non comprendeva in fondo cosa avesse ascoltato da essa; di una cosa però era certo: della necessità che quella gente udisse qualcosa in cui credere e che questa potesse detenere parvenza di verità.

L’arringa del girasole (preambolo)

Il girasole sembrava stremato; aveva richiesto molto dalla propria volontà. Comprese che sono questioni differenti quella di vivere in funzione di uno schema ancestrale, e quello di “volerlo” fare perché un desiderio interiore ti sprona a non accettare supinamente quanto prestabilito.

Aveva sradicato le proprie radici e si era incamminato per strade tortuose dove servono altri mezzi motori per poterlo fare. Inoltre si rese conto che dalla terra aveva prelevato la linfa vitale che lo aveva tenuto in vita … Tutto esatto, ma quanto aveva compreso in quel breve itinerario non aveva prezzo. A cosa sarebbe servito restare li piantato, solo per vivere qualche giorno in più? Egli, a differenza degli altri fiori, i quali sono ancora più in balia degli eventi, cerca ispirazione negli astri ed in particolare dal sole; non lo perde mai di vista; lo segue dall’alba al tramonto.

La sera china il capo verso levante, sapendo che tornerà a sorridergli con una nuova alba. Col capo chino e con la notte a disposizione, ha tutto il tempo per meditare circa la propria condizione. Per pensare, però, occorrono elementi sempre nuovi e non rivelazioni, le quali non ci pervengono magicamente, ma sono il frutto di esperienze. Lo aveva capito e aveva deciso di sacrificare parte della propria esistenza per attingere ad esse. Aveva ascoltato quegli uomini che sembravano essere molto più evoluti della sua intrinseca natura di fiore, ma paradossalmente ora erano costoro che attendevano una diritta, un barlume nuovo . Capiva che non poteva deluderli, anche se egli stesso sapeva che non avrebbe proferito alcuna verità assoluta. Comprendeva che è spesso il modo in cui si annuncia una notizia ad avere importanza. Se questa è condita di incertezze, nessuno se ne vorrà avvalere. Quella gente aveva esordito con enfasi e aveva raccontato il proprio vissuto e il frutto della loro evoluzione culturale. Tal evoluzione li aveva soverchiati di falsi idoli, di credenze, timori ed ora tutto sembrava svanire nel breve periodo d’un esodo di loro simili; in uno scontro epocale tra culture tutte fragili ed incerte, ma che erano alla base delle loro reciproche radici.

Pur col capo chino osservava la loro attenzione con la coda dei semi … Il fatto di non avere classici occhi, lo agevolava in questo. Erano suddivisi in due schieramenti, anche se tutti legati da sentimenti comuni e convivevano la propria umile vita insieme. I propri petali iniziavano a calare, oramai stremati dai giorni trascorsi senza apporti di vita. Doveva fare presto o si sarebbe zittito per l’eternità, forse!

IL PARERE DEL GIRASOLE

La storia del girasole non aveva sortito alcun effetto. Pochissimi si erano affacciati sul post che ne raccontava la storia; evidentemente i lettori sono abituati a vicende molto più interessanti; peccato che non le esprimono affinché se ne possano conoscere le caratteristiche . Tuttavia il girasole era sereno, giacché era riuscito a fare della sua breve esistenza tutto quanto gli era stato possibile. Aveva lottato perfino contro la propria natura; la volontà lo aveva portato un piccolo gradino più in la del consueto … Era giunto in quel paesino e conosciuto i suoi abitanti che, pur liberi di muoversi, avevano fatto poco uso di tale facoltà. Lo si evinceva dalla confusione nella quale giacevano, convinti di pensare e di essere evoluti ….. L’intrinseca felicità, carpita con volontà e tenacia, si affievoliva d’innanzi a questo scenario d’esistenza terrestre … Costoro attendevano da un idolo, il sottoscritto girasole, una linea guida al loro prosieguo di vita, come se le linee guida rendono sereno e auspicabile un iter d’esistenza prestabilito. Notò una signora che era nel mezzo dello schieramento della piazza. Dallo sguardo distaccato e da altri parametri non percorribili da una frivola descrizione, Elvira, questo il nome dell’essere umano in questione, mostrava scetticismo circa i racconti degli uomini, ma anche da quanto stesse proferendo e proferirà il girasole. Tuttavia aveva intuito che quell’incontro poteva essere costruttivo circa il proseguimento itinerante degli astanti.

Il possente fiore crudelmente gli rivolse la parola, lasciandola senza la consueta facoltà di astenersi. L’essere umano molto spesso si comporta in tale modo, ossia, critica l’altrui agire, ma quando gli si chiede di manifestarsi, denuda la propria consistenza. Resta qual è, ossia fuscello in balia degli eventi.

Gentile signora”, con tono cupo e lento il girasole: “hai ascoltato la gente; hai notato cosa si riesce a fare con la volontà, avendoti mostrato lo sradicamento d’un esistere; esprimiti … Tutti noi vorremmo conoscere il tuo pensiero.”

L’EPILOGO

Attese invano che Elvira si pronunciasse. Iniziò ad accusare uno strano torpore e il capo iniziò ad inclinarsi; lo stelo e le foglie perdevano a vista d’occhio la consueta lucentezza e vigoria a cui era abituato. Ricordò che aveva sfidato la natura, privando il suo organismo della possibilità di attingere alla linfa vitale che gli proveniva dalle radici estirpate da madre terra. Capi che non avrebbe avuto molto tempo, ma non si scoraggiò … Sapeva d’aver fatto una grande scelta e, pur non avendone previste le conseguenze, non se ne penti.

Aveva compreso tanto in quel breve viaggio che lo aveva portato da quel posto dove fu deposto il seme che lo aveva generato, a quell’agglomerato di case abitate da strani esseri, che seppur liberi di muoversi e pensare, rimanevano vincolati mentalmente molto più di quanto lo sono i fiori. Non si senti deluso di non essere nato come loro, né si rammaricava che, qualora fosse rimasto radicato, avrebbe avuto più tempo per riflettere. Quello che c’era di massima da comprendere con le sue scarse potenzialità, l’aveva fatto. Un po’ di giorni in più non sarebbero serviti a niente. Era il balzo nel buio che gli incuteva un certo timore, misto a un forte desiderio di conoscere cosa vi fosse oltre. Vi potevano essere il vuoto eterno, o un’inimmaginabile sensazione di risveglio in altra maniera. Non poteva sperare in niente, non potendone immaginare i risvolti reali di tali speranze. Una fine esente da ogni preoccupazione, dolore, disperazione, poteva non dispiacergli … Vi era solo un tratto, un piccolissimo ponte che immaginava tra la vita e la morte e sapeva che nessuno è veramente tanto arduo da non preoccuparsene. Ora però doveva raccogliere ogni goccia di linfa per rispondere a quella folla che si era accapigliata per un’inesistente ragione. Con un sovra girasole sforzo rialzò il fiore e roteandolo a mo di parabola su tutti i componenti della piazza, iniziò a parlare: “ voi mi avete offerto la possibilità di conoscere un altro mondo, che è si distante da quello floreale, ma che non è stato sfruttato adeguatamente per evolvere il pensiero come avreste potuto". Dopo avervi ascoltato, mi sono informato sulla vostra storia e ho compreso che al pari dei girasoli, siete simili solo nella sembianza. Avete tutti la possibilità di muovervi in lungo e in largo per questo pianeta, ma lo fate di rado. Detenete la potenzialità di leggere, informarvi, dialogare di argomenti interessanti, ma rimanete confinati nelle vostre misere mansioni quotidiane; nei consueti gesti ripetuti per millenni e ve ne rallegrate anche. Sperate in un Dio, ma al mio chiedervi come questo ve lo immaginiate, non mi avete fornito alcuna risposta. Litigate tra di voi perché stanno sopraggiungendo altri esseri a voi simili e non ne comprendete le vere ragioni. Il problema di voialtri e di costoro, è che siete condizionati in modo totalmente differente, voi con i vostri santi e loro con i loro profeti … Miserie veramente squallide, ma è la pura verità. Vi sono pochissimi tra di voi capaci di estirpare veramente i tabù dalla testa, come io ho estirpato le mie radici. Molti di voi attendete di scannarvi se non aprite al massimo il vostro cervello. Lavate ogni forma di coercizione subita; ci riuscirete se crederete che sia giusto farlo. Qualunque conseguenza sarà sempre meno gravosa di una diatriba cruenta. La vostra forza la porrete solo per una reale difesa della vostra incolumità … Non so rispondervi chi tra di voi o tra gli immigrati saprà essere più disponibile al dialogo, ma non potrete esimervi dall’attenderne i riscontri. Continuate a coltivare la vostra terra, ma mentre lo farete, ponete lo sguardo verso l’orizzonte; talvolta verso il cielo stellato della notte e lasciatevi trasportare dalla maestosità che vedrete. Ogni micro puntino è un macro mondo al nostro confronto; li si fondono spazi e tempi, realtà vissute e da vivere. Nell’immensità, come oculatamente aveva sentito un vostro grande poeta, naufragherà il vostro cuore, ma piacevolmente si lascerà trascinare dalla deriva del non prevedibile. Se tenderete a questo mio invito, vi prego di raccontarmelo sulla mia tomba; sono certo che in qualche modo troverò il tempo di ascoltarvi ancora e con piacere. Io ho osato tanto e ho perso parte della mia esistenza inseguendo un sogno, quello di spaziare oltre le mie radici. "Sono felicissimo di averlo fatto e di avervi conosciuto, ma ora devo proprio andare.”

Mentre stentando, pronunciava queste parole, si notava il grosso stelo divenire sempre più caduco, nonostante egli stesso tentasse di sostenersi come meglio poteva, al fine di terminare il suo discorso. Sembrava vergognarsi di non mostrare più il suo bell’aspetto di girasole, ma non si può essere colpevole di qualcosa che esime dalla nostra volontà.

Senza rumore alcuno scivolò sul selciato della piazza; il grosso capo urtò contro una pietra e sparse i propri semi sull’asfalto. Tutti con le lacrime agli occhi compresero con empatico atteggiamento: ognuno di loro ne raccolse uno e lo tenne gelosamente fino a quando trovò la possibilità di piantarlo, sperando di rivedere in un nuovo girasole, il caro vecchio fiore oramai al di là del piccolo ponte a noi conosciuto.


Antonio Stasi


(Giugno 2016 - Tutti i diritti riservati©)


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