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Il melograno del peccato

di Michelangelo Volpe

Booksprint edizioni

 

Recensione a cura di Claudia Piccinno

 

Confesso che non ho una predilezione per il genere noir, pertanto non ho inizialmente letto a ritmo serrato. Ma, superate le prime cinquanta pagine, mi ha letteralmente affascinato il taglio storico che l’autore ha conferito al suo romanzo. Il rapporto, mirabilmente descritto, tra Matilde di Canossa e la madre: Beatrice di Lotaringia, denota una psicologia relazionale, un’intelligenza emotiva che diviene risorsa, caratterizzando i due personaggi in empatico interagire.

La loro complicità si snoda lungo tutta la loro esistenza e riesce a piegare l’avidità degli uomini, di parenti e adepti di EnricoIV, nonché dello stesso imperatore in persona. È incredibile come un uomo abbia saputo delineare, in maniera dettagliata, la figura femminile, di Beatrice prima, di Matilde in seguito. Inoltre la sua attenzione all’aspetto psico-comportamentale è evidente in tutti i personaggi, sia nei poliziotti e negli indagati del 2014, sia nei nobili che vivevano a corte tra  l’XI e il XII secolo. In alcuni dialoghi, specie in quelli privati, tra il monaco e Beatrice, nonché successivamente tra Tarcisio e Matilde, si evince tutto il tormento di anime contese tra il tener fede a un giuramento e l’irrefrenabile desiderio di seguire il cuore.

Il peccato del melograno è un intreccio sapientemente costruito che, a distanza di un millennio, vuole indagare vicende private di un nobile casato e sembra suggerire risvolti a metò strada tra il fantastico e il poliziesco, senza mai trascurare la suspence tipica dei racconti d’avventura. Suggerisco ai docenti delle scuole superiori una lettura corale di alcuni capitoli, specie quelli relativi al peccato, qui simboleggiato dal melograno, per far un confronto col XXVIII canto del Purgatorio dove è la stessa Matilde che personifica il peccato prima, la purificazione poi. Non dimentichiamo che nella Divina Commedia, Matilde è colei che accompagnerà Dante in Paradiso all’incontro con Beatrice. In queste pagine il Volpe ricorre a Matilde per traghettare i lettori alla scoperta della propria umanità, rivendicando per tutti i personaggi il diritto all’errore e al pentimento con insoliti deja-vù e sorprendenti finali.


(Aprile 2017 - Tutti i diritti riservati©)


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