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Lettera-intervista ad una famosa scrittrice:

Elda Lanza


Accipicchia, che malloppone cara Elda. Mi aspettavo sì, un bel libro, conosco infatti il tuo modo di scrivere, di raccontare, chiaro, pulito, corretto; ero certa del buon lavoro.

Ma quando mi son trovata in mano il libro ”Niente lacrime per la signorina Olga, nome di memorie pirandelliane, mi son detta, stavolta Elda ha fatto il botto.

Sì, perché di te tutti dicono che sei stata la prima vera donna della tv, erano gli anni ‘50, che sei una brava giornalista, che sei la signora che si è occupata e si occupa di galateo,

di cucina, ma se scrivono che questo è il tuo debutto in libreria si sbagliano di grosso. Non conoscono le tue altre esperienze letterarie da “Signori si diventaad “Una stagione incerta?

Evidentemente no, anche se hanno avuto un buon esito. Ma erano libri difficili. Capisco che La signorina Olga possa piacere sia a chi ama il giallo, sia a chi preferisce il racconto. In fondo, e tu ci hai badato infatti, il romanzo è la storia di lui, di Max Gilardi – questo avvocato prestato alla polizia, questo napoletano trapiantato a Milano. E’ un racconto più quieto, forse meno impegnativo. Comunque sono molto felice che sia piaciuto.

Un libro sulla buona educazione, il primo, sulle regole garbate del vivere in società; un romanzo intimista, fatto di sentimenti ed emozioni il secondo.

Ed è proprio perché io conosco questi tuoi lavori che scoprire la tua nuova vena giallista mi ha molto colpito. Un giallo vero, alla Maigret, con intrighi e colpi di scena, non solo finali, che irretiscono il lettore e gli impediscono di metter giù il libro prima di averlo finito.

Li hai descritti benissimo. Da quel galateo ho tratto un nuovo libro – Il tovagliolo va a sinistra – in cui ho mescolato tradizioni, codici e esperienze, passando dal ’saper fare’ al ‘saper essere’. Sono sicura che ti piacerà. L’ho presentato all’editore e aspetto un suo giudizio. Il genere giallo è completamente un’altra cosa: è una storia che si racconta da sola. Devi arrivare alla conclusione con logica, non soltanto con la fantasia. Per questo dico che Max Gilardi somiglia a me, abbiamo lavorato insieme per 412 pagine.

Niente lacrime per la signorina Olga è ambientato tra la periferia di Milano e le colline piemontesi che tu conosci bene; tutto gira attorno alla fine di questa signorina così per bene, ma quante storie, vite, personaggi si incontrano. Dove sei andata a scovarli? Mera fantasia o storie che la campagna tramanda dai tempi passati?

Sta di fatto che i personaggi sono ben costruiti, il commissario sa affascinare come si conviene e la lettura è assai gradevole.

Potrebbe intitolarsi Omicidi in un condominio, perché in fondo, un po’ alla Agatha Christie, tutto si svolge intorno a un grumo di umanità. Pensionati, una donna disillusa e tradita, una vecchina molto vivace, un vecchio militare burbero ma ironico… insomma, gente comune.

Se non ricordo male, nelle nostre ‘chiacchierate’ mi raccontavi che il giallo era pronto, ma non trovavi una casa editrice che lo accettasse, è così? Avevi bussato ed offerto l’opera a molti, senza riuscire a convincerli. Ben gli sta; col successo che in poco tempo stai avendo (due edizioni in una sola settimana), si morderanno le mani coloro che non hanno saputo vedere oltre il loro naso.

Forse di quelle chiacchierate hai confuso i soggetti. Io avevo un romanzo molto difficile in un cassetto, che poi avevo finito per pubblicare per mio conto. Ora non c’e’ più. Mentre a questo giallo io non credevo. Non avendo mai letto un giallo in vita mia, non sapevo se sarebbe bastato a convincere un editore. E’ stato un amico, Mariano Sabatini, giornalista e critico televisivo, che avendolo letto mi ha esortato a presentarlo a dieci editori diversi. Tre non mi hanno risposto, due mi hanno detto che non avevano una linea per i gialli, quattro mi hanno fatto i complimenti tergiversando, e uno mi ha detto di sì. Salani. Che io adoro e che ho accettato a braccia aperte, perché era l’editore dei miei libri di bambina e di quelli che presentavo in Tv in Avventure in libreria. Figurati se non sono stata felice. Mi curano molto, mi sento molto seguita e protetta. Non è così facile.

Immagino che anche questo sia stato un libro scritto di getto, non correggi o rifai spesso

Perfetto. Devo dire che mi conosci bene…

ma una storia come questa avrà avuto bisogno d’indagini da parte tua, ricerche, studi.

Mi par di vederti: la simpatica signora di 88 anni (lo possiamo dire, no? anzi, mi pare che riveli la tua età col giusto atteggiamento civettuolo ora) mi par di vederla, dicevo, scartabellare archivi, chiedere suggerimenti a navigati scrittori di gialli, consultare altri romanzi o faldoni.

Magari, cara. Non sono capace di fare outline come molti scrittori seri fanno davvero. Io rimugino nella testa il mio romanzo, andando in ordine, una pagina dopo l’altra. Poi le scrivo. Senza mai fermarmi. Per questo adoro la mia editor, Valentina Paggi: le correzioni toccano a lei.

All’età in cui dovresti goderti i tuoi affetti e successi, ti sei ributtata nella mischia come una giovincella in cerca di nuove esperienze. Ma chi ti conosce sa che così deve essere, perché dentro sei la giovincella sempre a caccia di cose nuove e lo dimostra la rinnovata passione per il lavoro, televisivo e letterario.

Grazie, un bel ritrattino. Tu lo sai, io ho sempre guardato avanti. Mi interessa sempre il giorno dopo.

E che mi dici degli altri racconti o libri che hai già nel cassetto, pronti per una nuova pubblicazione?

Del secondo Gilardi, sempre di Salani (titolo “Il matto affogato”, che essendo una famosa mossa degli scacchi interesserà anche gli scacchisti ) ti ho detto, uscirà a fine maggio. Del galateo – che non vorrei chiamare galateo mai, ma che di questo in fondo si tratta, anche se ci ho messo saggezza (di altri) e humour (mio) oltre alle regole indispensabili, aspetto notizie. E ne aspetto anche di un romanzo, scritto un paio di anni fa, che è già in mano all’editore. Aspetto, io che non sono paziente. Ti dirò come finisce anche questa avventura, sarai la prima a saperlo. Data l’età, devo portarmi avanti…

Bene, sono tanto contenta di questo tuo successo, contenta di consigliare il libro ai nostri lettori de L’Accento, ma una cosa devo dirti. Le storie d’amore, ti prego, falle finire bene,

c’è già la vita che ci regala momenti amari, un libro non lo dovrebbe fare.

So a che cosa ti riferisci. Purtroppo le storie d’amore che finiscono bene fanno parte di quella categoria di libri che né tu né io leggiamo. Ognuno deve scegliere secondo il proprio gusto, e sapere che quelle sono storie. La nostra vita è altra cosa. Ma quella la scriviamo ogni giorno.

Ti ringrazio per lo spazio che mi hai dedicato, e ti abbraccio, Elda

- Niente lacrime per la signorina Olga - Salani editore -

Giuliana Pedroli (Tutti i diritti riservatiŠ)

 socia fondatrice dell'associazione culturale L'accento di Socrate




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