CHI SIAMO

ARCHIVIO

REDAZIONE/CONTATTI/COLLABORA



Riappacificarsi con

la propria immagine corporea


Cosa è l'immagine corporea, di cui spesso si parla? Quando si crea? Quali fattori contribuiscono alla sua costruzione e cosa accade quando il corpo cambia repentinamente o viene offeso da un trauma? Andiamo con ordine, proviamo a ragionare per gradi.

L'immagine corporea è qualcosa che si costruisce nel tempo. Di certo non nasce con noi. Il neonato vive in simbiosi con la mamma e nei primi mesi non percepisce nettamente il confine tra il proprio corpo e quello della madre, di cui all'inizio ha sentore soprattutto in relazione a ciò che gli viene fornito: latte, calore, attenzioni. Per cui la mamma in primis è tutta occhi, tutta seno, tutta braccia. La ricomposizione in un'unità e la sensazione di essere distinto dall'unità materna è qualcosa che avviene col tempo, attraverso l'affinamento degli organi di senso, ma anche attraverso lo sviluppo neurologico e l'esperienza, entrambi base dello sviluppo affettivo.

Durante i primi anni il bambino si individua dunque in un essere senziente e pensante e si separa dal corpo della madre o di chi la sostituisce, ma mai del tutto. Perchè l'immagine mentale che costruisce di se stesso non sarà mai totalmente slegata dall'immagine di lui che gli hanno trasmesso la madre, e poi il padre e le altre persone significative che si prendono cura di lui. Attraverso lo sguardo degli altri, ma anche per mezzo delle carezze, degli abbracci, delle parole, e del contatto con il mondo esterno in toto, il bambino crea un'idea di se stesso, a partire dal Sè corporeo.

Un periodo particolarmente delicato è quello della pubertà prima e dell'adolescenza dopo, quando i cambiamenti fisici impongono una ricostruzione dell'immagine di sé, con profonde ricadute sull'autostima e, più in generale, sull'identità. Il rapporto con il proprio corpo è quindi mediato dalla rappresentazione che ciascuno ha di esso ed è il risultato di un lungo percorso, segnato da tappe di accettazione e di rifiuto, di inclusione e di esclusione. Un percorso che non è definito una volta e per tutte e il cui esito non è mai scontato.  Ci sono fasi dell'esistenza in cui la persona è costretta a rivedere suo malgrado la propria immagine e a volte il processo è in buona parte inconscio. Questo accade durante la gravidanza, ad esempio, quando il corpo della donna si rivoluziona e si mette a disposizione di una nuova vita. Ma l'immagine corporea può essere fortemente destabilizzata e costretta a revisioni in momenti meno piacevoli, come durante la malattia o in seguito a uno o più interventi chirurgici. Mi vengono in mente i volti delle donne deturpate dall'acido, ma anche le persone che si ritrovano di colpo senza un arto a causa di un incidente o costrette su una sedia a rotelle. Oppure la persone che ingrassano all'improvviso per una disfunzione ormonale, o che perdono drasticamente peso per un disturbo alimentare, o chi perde i capelli per una chemioterapia o chi perde la vista e deve ricostruire delle immagini a partire dalle sensazioni. Purtroppo i casi sono migliaia e non sempre legati a un visibile cambiamento dell'aspetto fisico. Spesso basta la sola consapevolezza di avere un male che compromette seriamente la qualità della vita, se non la vita stessa, a originare sensazioni non sempre gradevoli, che portano la persona a perdere il contatto con se stessa. Il corpo, l'amato e ben custodito corpo, diventa d'improvviso il nemico. Non appartiene più. Si rivolge contro se stesso e segna il passo alla sofferenza, mentale prima ancora che fisica.

Ogni persona è diversa dalle altre e, a fronte di chi riesce a metabolizzare e accettare i cambiamenti fisici indotti dalla malattia, ma anche dall'invecchiamento e dall'usura del tempo, c'è anche chi fa fatica a venire a patti col proprio corpo, e si trincera in un'immagine corporea sempre più avvilente, sempre più foriera di ansia e senso d'inadeguatezza. Non è sempre facile affrontare tutto a testa alta. Non è semplice. Eppure... Eppure bisogna provarci. Bisogna provare a fare pace con il proprio corpo, che non lo ha fatto apposta a tradire, a deludere. Ne vale la possibilità di vivere coltivando frange di serenità, di accettazione. Perché senza accettazione di sé non ci può essere pace, non ci può essere dignità.

Ma da soli è dura.

Ecco che non bisogna isolarsi, non bisogna chiudersi a riccio nel proprio dolore, come verrebbe spontaneo fare. Ma continuare a coltivare affetti, amicizie, relazioni. Perché lo sguardo che l'altro restituisce può aiutare, come quello della madre che fonda la mente del bambino attraverso l'amore e le cure. Lo sguardo, le attenzioni, l'accettazione, una relazione affettiva possono curare molto più di un farmaco. Possono sostenere la persona nel suo percorso di rappacificazione con se stessa, a partire proprio dall'immagine corporea. Perché si può nascere più di una volta nella vita.


Eleonora Castellano

(Aprile 2017 - Tutti i diritti riservati©) www.eleonoracastellano.com 


Condividi i tuoi commenti con noi

PAGINA DI DISCUSSIONE SU FACEBOOK: CLICCA "Mi piace" su L'ACCENTO DI SOCRATE



Torna indietro

L'accento di Socrate