Lezione
all'Università di Verona di Maria Giovanna Farina
Riflessioni
inviate da Taira Breda
studentessa
del Master per consulenti filosofici
L'intervento
all’Università di Verona della dott.ssa Farina, nel
ruolo di filosofa e consulente filosofico, ha suscitato in me
diverse riflessioni, che mi piacerebbe ora esprimere, oltre ad
avermi chiarito l’importante funzione che la filosofia può
avere nella pratica quotidiana.
Nella
foto Maria Giovanna Farina e Linda Napolitano docente di Filosofia
Antica e del Master a Verona
La
filosofia non è un sapere riservato agli specialisti, ma
può raggiungere tutti: ciò è possibile, ad
esempio, durante una consulenza filosofica, quando questa
disciplina diventa un mezzo per aiutare gli altri a vivere meglio.
Essa diviene così uno strumento con cui poter affrontare le
difficoltà della vita, capace di accendere quel lumino che
tanto ricerchiamo nei momenti bui della nostra esistenza: la
filosofia, infatti, è in grado di fornire risposte, seppur
momentanee ed in continua evoluzione (perché il filosofo
non smette mai di interrogarsi) alle intricate domande che
l’esperienza umana porta con sé. La filosofia è
capace di parlare all’anima dell’uomo, non solo al suo
intelletto, poiché non si limita all’analisi della
componente umana fisica o mentale, ma le trascende, ponendosi le
domande più intime e profonde dell’essere uomo,
ovvero un’entità complessa formata non solo da ciò
che l’occhio fisico può vedere, ma da molteplici
pensieri, sentimenti, emozioni, legami relazionali.. Può
fare questo attraverso il linguaggio, mezzo di relazione
quotidiano utilizzato anche nella consulenza, che ha una funzione
formativa a livello dell’anima. Esso è rivestito da
una forte responsabilità: basti pensare a quanto può
fare bene in alcuni momenti e male in altri. Per questo ritengo
che il linguaggio vada utilizzato con la consapevolezza del potere
che ha nei confronti delle persone. «L’inesattezza del
linguaggio non è soltanto un errore in se stessa, ma fa del
male anche alle anime» afferma Socrate nel Fedone,
mentre ammonisce Critone dicendo che egli in realtà non
sarà il cadavere che rimarrà in seguito
all’assunzione della cicuta, ma se ne andrà verso
sedi felici. La filosofia nella mia esperienza di vita è
diventata un mezzo per comprendere l’altro: questa
disciplina mi ha reso capace di svestirmi dai miei panni per
indossare quelli del prossimo, senza tuttavia privarmi della mia
identità, ma permettendomi di riuscire ad andare incontro
all’altro utilizzando i suoi stessi mezzi espressivi.
Ritengo che non si possa comprendere l’altro osservandolo da
distante ed incasellando le sue caratteristiche nelle nostre
categorie mentali, spesso chiuse a compartimenti stagni. Non penso
sia possibile utilizzare gli stessi occhiali per osservare tutti,
dato che ogni persona è un individuo diverso dagli altri;
ecco che la filosofia, disponendo dei mezzi di scienze differenti,
di cui è la madre, riesce a guardare l’uomo da
diverse prospettive. Il filosofo è colui che ricerca la
sapienza per l’amore dello stesso sapere; non vi è
quindi solo l’elemento razionale proprio della ragione, ma
anche quello passionale, che ricercano concordemente il suo
oggetto, ossia la verità, attraverso un percorso infinito.
Per seguire questa strada risulta fondamentale l’altro,
capace di portare l’elemento contraddittorio, il quale può,
inizialmente, mettere in crisi la nostra tesi, ma successivamente
dimostrarsi quello scalino su cui poter elevare il proprio essere
e sviluppare ulteriormente la nostra posizione. Infatti una tesi
diventa più forte se riesce ad affrontare e confutare ciò
che le si contrappone: da ciò possiamo capire l’importanza
dell’altro nella nostra esistenza, la quale non può
essere esclusivamente un percorso del singolo, ma è il
procedere di un essere umano all’interno della comunità
di suoi simili, seppur diversi. È la diversità
dell’altro che arricchisce noi stessi, non la similarità.
L’esperienza umana ci mostra diversità radicali fra
gli uomini, probabilmente irriducibili. Ma queste, se accolte con
la fiducia nell’altro, potranno essere una fonte rinnovabile
della nostra crescita e saranno in grado di rappresentare il
motivo di progresso dell’uomo. Il dialogo utilizzato per
comprenderci non è una verifica unilaterale in cui si
risponde ad alcune domande, ma è un percorso di crescita a
cui partecipano entrambe le parti. Nel confronto fra gli uomini,
ad esempio quello che può avvenire in una consulenza
filosofica, penso ci possa essere un reciproco arricchimento. Il
paziente si confida e viene aiutato; il filosofo utilizza i suoi
strumenti di conoscenza per sollevare i turbamenti dell’altro.
In questo modo egli risponde al suo compito, alla responsabilità
che la conoscenza porta con sé, e così facendo
percorre un passo in più verso la propria felicità e
lo fa percorrere a sua volta anche al paziente, capace di trovare
le risposte che tanto ricercava. In sostanza, la filosofia può
disporre degli strumenti adatti a trovare, o per lo meno
ricercare, le risposte ai quesiti che ci poniamo durante la nostra
esistenza; proprio perché ha la capacità di spaziare
attraverso i più disparati ambiti del sapere, può
fornire sempre quella goccia di verità, di cui l’uomo
necessita per natura al fine di riuscire a cicatrizzare le
lacerazioni di cui il percorso vita consente, purtroppo, di fare
esperienza. Questo perché non può esserci crescita
senza la fatica di percorrere la salita; non si può sapersi
rialzare se prima non si è caduti; non si possono superare
le difficoltà prima che queste si presentino. Ci penserà
la vita a porre gli ostacoli nel nostro cammino, noi non possiamo
fare altro che cercare di superarli, anche grazie alla filosofia,
se vogliamo vivere e non morire. Infine, anche la rivista
«L’accento di Socrate» mi ha fornito spunti di
riflessione: essa è riuscita a coinvolgere molteplici arti,
di cui sono molto appassionata avendo vissuto nel mondo della
musica in modo attivo come musicista per passione. La giuda
conduttrice della rivista è ancora una volta la filosofia,
definita «l’opera d’arte più alta»
nel Fedone di Platone. Di
essa si occupò a tempo pieno Socrate durante tutta la sua
vita, e lo fece anche per rispondere alla visita di un frequente
sogno che gli portava il seguente messaggio: “componi ed
esegui musica (μουσική)”.
Quest’ultima, nel mondo greco, rinvia all’arte che sta
sotto la protezione Muse, ovvero ad ogni cultura dello spirito o
artistica. Mi sembra quindi che la rivista riproponga a suo modo
l’antica musiké,
riuscendo a far dialogare musica, poesia, pittura e filosofia.
Ritengo molto utile e fecondo questo dialogo interdisciplinare,
poiché appare capace di mettere in risalto i numerosi punti
di contatto fra le diverse arti, oggi troppo svalutate e
subordinate ad altro. A mio avviso, invece, esse sono uno dei
caratteri distintivi dell’uomo, con le quali è capace
di esprimere il bello ed emergere dall’enorme massa della
natura di cui fa parte.
Taira
Breda, studentessa di Filosofia all'Università di Verona
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